Paperblog

giovedì 9 agosto 2007

PABLITO & GIACOMO FOX




Il report di due ragazzi
nostri grandi amici

Quelli che seguono sono pensieri a mente calda, scritti pochi minuti dopo essere tornato da Ostellato.
Ho pensato qualche tempo prima di pubblicarli, perchè sono abbastanza personali.
Ma credo che sia giusto farlo, soprattutto per ringraziare le persone coinvolte in essi.
E soprattutto perchè sono stati parte della sessione, momenti di riflessione davanti al calare del sole. Momenti che noi tutti viviamo, in modo più o meno profondo, e che quindi ci accomunano. Sarebbe bello, per me, sapere che qualcun'altro possa aver vissuto le stesse cose e abbia avuto gli stessi pensieri. Se così non fosse, non importa. Sapevo di essere paranoico.

“Da un giorno e mezzo le rive di questo corso d’acqua olivastro sono la mia casa, un piccolo spazio ritagliato tra centinaia di fili d’erba e condiviso come porto sicuro con milioni di animali. Come piace a me. Come piace a noi. Steso sulla mia reclinabile, guardo il luminosissimo gettone rosso che si getta nel jukebox della linea dell’orizzonte, così diversa dalle solite che siamo abituati a vedere. Nessuna montagna ci preclude lo sguardo, nessun albero ci rende difficoltosa la vista di quello che c’è di là: l’infinito è davanti ai nostri occhi. Ha i colori del rosa che sfuma nell’azzurro, del giallo che sfuma nel verde fresco primavera. Come sto bene, ora che sto bene. Chissà cosa pensano i miei amici in questo momento, dopo avermi visto ridotto al lumicino fino a 2 mesi fa: tre persone care perse in tre mesi, rapporti problematici con vecchie fiamme, infortuni di gioco che mi hanno piegato ma non messo ko (sono questi gli infortuni peggiori: sempre sul limbo tra il fare e il non fare!), un rush assurdo per recuperare il tempo perso all’università dopo 6 inutili mesi “lavoro” (stage non pagato). E, proprio al Carpitaly, un leggero prurito dato dalla confusione o forse dalla leggera paura di essermi stancato di una passione che mi è sempre più difficile praticare, per motivi contingenti a me, e molto spesso per colpa di altri individui che non meritano rispetto. In fiera un carpista mi disse “non pensare nemmeno di lasciare la pesca, perché sarà proprio la pesca che ti salverà. Sarà il tuo spazio, il mondo in cui sei solo tu, con la tua voglia di vivere sensazioni uniche”. E aveva ragione.La voce di Giacomo è un suono di sottofondo alla profondità dei miei pensieri. Rispondo senza guardarlo, meccanicamente. Ma è proprio grazie a questo suono se posso pensare alla caratura dell’Amico che ho di fianco: una delle persone più generose che abbia mai conosciuto, un ragazzo con grandi qualità. Sapete, molti vedono la pesca come qualcosa di estraneo alla vita di tutti i giorni, il socio di pesca come una persona che va al di là di quelli che sono i problemi personali. Qualcuno con cui parlare di carpe, donne e cibo, dimenticando tutto ciò che c’è intorno. Eppure Giacomo mi ha insegnato tanto, nel modo di affrontare una sessione e soprattutto nel modo di affrontare tutti i problemi che mi sono trovato davanti. Giacomo è uno che non ha paura, che affronta tutto ciò che fa con i piedi per terra; non vola, e nemmeno si schianta al suolo nelle cadute. E, soprattutto, è paziente. C’era il 23 Dicembre 2005, a darmi forza con i suoi calci nel sedere sulle rive di Pusiano, alla fine di una storia tormentata con la ragazza che amavo; c’era la notte del 5 novembre 2006 quando, mentre in canna avevo il mio record personale, un mio amico si spegneva dopo una lunga lotta. E ha sempre trovato la parola giusta, ha saputo esserci senza essere invadente. Ha saputo capire come mi sentissi, io che in 24 anni di vita non ero mai stato ad un funerale. E allora mi sovviene l’esempio dell’elicottero, la stupida domanda: “ma come fa a stare in aria un elicottero?”. E lui, come se fosse un papà paziente, che mi spiega il meccanismo. Proprio a me, umanista! Quante volte me l’ha detto…Sorrido, e mi giro per cercarlo. Lui è lì che mi guarda, capisce che io sono esattamente in uno dei momenti emozionali di cui vivo, di cui non posso fare a meno. E capisce. “Basta con ‘sto cellulare, dille che la ami e pensa alla sessione!”, e la vibrazione soffocata del cellulare sul secchiello blu. E’ lei. Ci frequentiamo da pochi mesi e basta, ma mi ha dato quanto nessuna mi abbia mai dato prima. Se sono così sereno è anche (soprattutto) merito suo. Sembrerà strano, ma anche se son lontano da casa, siamo più vicini. La amo perché apprezza la semplicità, lo sguardo gettato all’infinito su una pioggia di stelle, perché sa che cosa significa ogni volta essere per me su uno specchio d’acqua. Perché non è invadente, e non pretende di sostituirsi a ciò che fa già parte della mia vita come colonna portante. La amo perché ama i miei limiti, perché capisce che un difetto non è una sconfitta, ma il riconoscimento della particolarità di una persona. La amo perché è la prima che mi ha detto “mi piacerebbe venire un giorno con te a pescare, ma so che è una cosa tua, se non vuoi non ci sono problemi”. E proprio questa volta, sì, proprio questa in cui il mio cuore rotola appesantito dalle delusioni passate e fatica a lasciarsi andare, non ho paura di essere tradito di nuovo. Ho il coraggio di credere che sono qualcuno per qualcuno, consapevole che io ho qualcosa che nessuno mai potrà portarmi via.Come l’Amore, qualcosa di molto forte inizia per A: l’Amicizia. Chi sono io per quelle persone che mi vengono a trovare ogni volta a pesca? Perché lo fanno? E soprattutto, perché lo faccio io? Incredibile come tutta questa passione chiamata carpfishing sappia legarci. Arriva un ragazzo che conosco solo per i suoi interventi su uno strumento virtuale chiamato CARPE DIEM, eppure mi sembra di conoscerlo da una vita. Una birra, due fette di salame, e i soliti argomenti. E poi i progetti futuri: “se capiti a Viverone o a Pusiano chiamaci, eh?…Dai organizziamo una sessione, magari questo autunno”. E’ in casi come questi che ti rendi conto di come ci siano persone come te, che vogliono vivere la stessa cosa con semplicità, purezza, e passione. Sono lì, basta non mandarle via. Non tutti vogliono fregarti la postazione pasturata, anzi. Forse cercano persone vere, e per capirlo basta uno sguardo… Lo sguardo che hanno gli amici di vecchia data, quelli che non appena sanno che sei dalle loro parti fanno di tutto per venirti a trovare un pomeriggio. Quelli che ti telefonano ad ogni ora, che ti mandano i messaggi di incoraggiamento e che ti chiedono ogni giorno come sta andando. Le persone che sono lì con te anche quando non sono lì fisicamente. Penso a tutti quelli che mi vogliono bene e a quanti sono, e a quanto sono stupido, ogni volta che le cose vanno male, a pensare di non avere nessuno che mi meriti intorno. Sì, sono davvero uno stupido…“…non pensare nemmeno di lasciare la pesca, perché sarà proprio la pesca che ti salverà. Sarà il tuo spazio, il mondo in cui sei solo tu, con la tua voglia di vivere sensazioni uniche…”…sulla sponda opposta, la base delle cannelle è scossa dal rollare di una Regina di Ostellato, una delle tante sorelle di colei che stamattina mi ha reso felice. Ritorno quindi sulla terra, a respirare quel leggero vento che rinfresca la nostra pelle arsa dal sole, ma non stacco la mente: questa volta deve rimanere lì, ammanettata ad tutto ciò che di bello la mia vita e le persone che le sono tangenti sanno darmi. Cerco una bottiglia d’acqua e, stappandola, guardo Giacomo. “Mi sa che prima di andare a letto rilancio le canne…se i terminali sono ingarbugliati?!”. Contrariamente al solito, il mio socio questa volta non risponde e sorride: sa che sono appena tornato da un lungo viaggio.”




Pablito

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